Tradizioni, storia e artigianato

La platea e il palcoscenico del Teatro Regio parmense

Fulcro dello sviluppo culturale della città di Parma, il Teatro Regio rappresenta ancora oggi un simbolo architettonico ed artistico della città di Parma, assai vivo nel corso dell'Ottocento

Entrando nella platea del Teatro Regio di Parma si rimane subito sbalorditi dalla sublime bellezza di questo tempio della cultura, dove ad avvolgere il palcoscenico come un caloroso abbraccio sono i 4 ordini di palco e il loggione, dai quali il pubblico poteva assistere alle rappresentazioni teatrali comodamente seduto.

In alto il soffitto dipinto da Giovan Battista Borghesi, che attorno al grande lampadario di bronzo (astrolampo) dorato, forgiato dalle officine Lacarrière di Parigi, dipinse poeti e drammaturghi, veri dèi di questo tempio culturale. Il sipario, anch’esso dipinto dal Borghesi, rappresenta ancora oggi un esemplare più unico che raro della bellezza con la quale nell’Ottocento, e non solo, si era soliti realizzare i teatri. È proprio sul palcoscenico, però, che viene raffigurata la Duchessa Maria Luigia con le sembianze di una dèa, circondata da Minerva assisa in trono, da dèi, ninfe, poeti e muse: è l’allegoria della Sapienza, quella saggezza che si addice solo a un grande monarca e condottiero.

Il Teatro Regio di Parma oggi

L’aspetto odierno del Teatro di Parma non è prettamente coerente con quello originario: nel 1853, infatti, le decorazioni in stile neoclassico vengono ricoperte dagli stucchi e le dorature di Girolamo Magnani che, su esplicita richiesta di Carlo III di Borbone, decise di rinfrescare lo stile del teatro, adattandolo a quello che era il vigente stile neorinascimentale che si trovava ad avere grande diffusione a quel tempo.

Stessa sorte toccata al lampadario che anni dopo, e precisamente nel 1913, si decise di ridimensionare fortemente al fine di permettere una miglior visione del palcoscenico da parte degli spettatori del loggione.

Una particolarità, però, si conserva ancora oggi ed è rappresentata dalla camera acustica dipinta da Giuseppe Carmignani, che riprende sapientemente quelle che sono le decorazioni dei palchi, componendosi di pannelli di canapa montanti su cornici lignee, perfetti per servire le più diverse formazioni orchestrali. Un simbolo, questo, della maestria artigianale del passato, ancora oggi visibile.


Il particolare di copertina è stato realizzato da Mazzocato Nicola, tratta dalla pagina di Wikipedia.

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